venerdì 14 dicembre 2012

Ma che freddo fa...



a proposito del riscaldamento globale (ma dove?), due miei articoletti di tre anni fa, che val la pena riproporre 

 TAVOLA ROTONDA  UGIS

IL CLIMA
ALLA VIGILIA DELLA CONFERENZA MONDIALE DI COPENHAGEN
Luci e ombre da Kyoto ad oggi

Alla vigilia del vertice mondiale di Copenhagen sul Clima e nel contesto delle perduranti incertezze per il raggiungimento di soluzioni condivise a livello internazionale, l’Unione Giornalisti Italiani Scientifici, nell’ambito delle sue finalità istituzionali, ha organizzato un incontro-dibattito mirato in particolare agli aspetti scientifici dell’evento. La tavola rotonda  si è tenuta Martedì 1 dicembre 2009 al Circolo della Stampa di Milano alla presenza di numerosi giornalisti scientifici. All'incontro, moderato da Paola De Paoli, Presidente UGIS,  hanno partecipato i professori Sergio Carrà , del Politecnico di Milano e Accademico dei Lincei, Antonio Ballarin Denti della Università Cattolica di Brescia, e il Vice Presidente UGIS Giovanni Anzidei. La discussione ha messo in evidenza quanto ancora poco si sappia sul clima, la sua evoluzione,  le possibili influenze che su di esso hanno le attività umane e i fenomeni naturali, e anche quanta confusione ci sia sull'argomento sia a livello politico che giornalistico. In particolare si è parlato del ruolo dell'anidride carbonica (CO2) e del suo ruolo nel cosiddetto "effetto serra" che sarebbe la causa del riscaldamento globale del pianeta. E' emerso come primo dato interessante che negli ultimi dieci anni la concentrazione di CO2 nell'atmosfera è rimasta pressoché costante, nonostante siano aumentate le quantità emesse dalle attività umane; ed anche come la temperatura media si sia mantenutà pressoché costante, smentendo le previsioni di un continuo aumento che seguisse la tendenza del decennio precedente. E' stato rilevato come, agli albori della vita sul nostro pianeta, la concentrazione di CO2 nell'aria fosse enormemente maggiore dell'attuale, ma che la vegetazione ne ha progressivamente ridotto la quantità, assorbendola fino a stabilizzarla intorno al valore attuale di circa 300 parti per milione; valore che si mantiene tale, sia pure con piccole oscillazioni, ormai da molti milioni di anni . Si è rilevato inoltre come nel corso del tempo ci siano state parecchie epoche glaciali molto più fredde e altrettante epoche interglaciali molto più calde rispetto all'attuale temperatura media, e questo ben prima che l'uomo facesse la sua comparsa. Inoltre l'attività vulcanica e le altre fonti naturali producono attualmente circa cento volte più anidride carbonica delle attività industriali, ma le fonti naturali hanno agito fin dalla notte dei tempi.  Quindi è difficile pensare che il riscaldamento dell'atmosfera sia da attribuire all'anidride carbonica di origine antropica, anche se è vero che un aumento di temperatura, causata per esempio dai normali cicli solari, può  portare ad un aumento della CO2, analogamente a quello che succede in una bicchiere d'acqua minerale, che libera molte più bollicine nell'atmosfera se l'acqua è calda. E' possibile che altri gas ad effetto serra, come per esempio il metano, possano avere un'influenza sull'atmosfera, per cui non è chiaro perché ci sia tutta questa insistenza sull'anidride carbonica, se non a causa di motivi di pressione politica o economica. Si può prevedere che la conferenza di Copenaghen si concluderà con una dichiarazione di buone intenzioni, e con un programma di controllo delle emissioni a lontana scadenza.
La discussione ha poi messo in evidenza molti altri dati interessanti: come attualmente le energie rinnovabili rappresentino appena l'uno per cento del bilancio energetico, che è affidato in gran parte ai combustibili fossili; che circa il 40% della spesa energetica mondiale è dato dai trasporti; che negli USA circa il 50% dell'energia va sprecata, ma gli altri paesi non sono molto meglio. Ancora, come il grosso problema sia di conservare l'energia una volta prodotta, per poterla utilizzare quando serve: le pile, gli accumulatori, la trasformazione di energia elettrica in energia chimica sono tuttora poco efficienti. Ed infine, dulcis in fundo, di come, molto spesso, certe reclamizzate fonti "alternative" di produzione energetica finiscano con il costare di più di quanto riescano a produrre.
Alberto Majrani

Copenaghen: più ombre che luci, più freddo che caldo.
Di Alberto Majrani

Si è concluso con una specie di "letterina natalizia di buoni propositi"  il quindicesimo vertice mondiale sul clima, che si è svolto a Copenaghen dal 7 al 19 dicembre 2009, alla presenza di quasi tutti gli uomini politici più importanti del pianeta e di altri 34000 delegati. Il documento conclusivo, l'Accordo di Copenaghen, è frutto di un’intesa politica nell’ambito della Convenzione promossa da alcuni Stati (tra i quali Stati Uniti, Brasile, India, Cina e Sudafrica hanno svolto un ruolo di primo piano) che letteralmente “prende nota” dell'esistenza della necessità di indagare e porre rimedio ad un eventuale riscaldamento globale oltre i 2 gradi centigradi rispetto all'era pre-industriale ( il documento in italiano è su http://www.cmcc.it/ipcc-focal-point/archivio-newsletter/2009/unfccc-kp-copenaghen-7-19-dic-2009.pdf  ). Molte le critiche ai risultati del vertice: da parte dei leader dei paesi poveri del terzo mondo si sono scatenate le accuse contro i paesi ricchi di non volere fare niente contro le emissioni di anidride carbonica e relativo effetto di riscaldamento globale, e soprattutto di non stanziare abbastanza fondi, in base all'idea che il modo migliore per arricchire i paesi poveri sia quello di impoverire i paesi ricchi (cosa su cui ci sarebbe parecchio da discutere, ma non è questa la sede). Da un altro lato, ci sono inoltre state molte critiche al lavoro dell'IPCC, cioè l'Intergovernmental Panel on Climate Change (Gruppo intergovernativo sul mutamento climatico) ovvero il foro scientifico formato nel 1988 da due organismi delle Nazioni Unite, l'Organizzazione meteorologica mondiale (WMO) ed il Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (UNEP) allo scopo di studiare il riscaldamento globale. In un altro articolo su questo sito (si veda La festa dell'UGIS al Circolo della stampa di Milano) abbiamo dato un breve cenno delle varie obiezioni che da diverse parti del mondo scientifico si levano contro l'ipotesi del riscaldamento globale, ed in particolar modo contro l'idea che a causarlo possa essere la CO2 emessa dalle attività industriali e umane. Recentemente si è poi costituita un'associazione, chiamata un po' beffardamente NIPCC (Nongovernmental International Panel on Climate Change, cioè Gruppo NON Governativo sul Cambiamento Climatico, sito internet http://www.nipccreport.org/  ) che ha prodotto un documento di  oltre 800 pagine di utili informazioni , che si può leggere su  http://www.nipccreport.org/reports/2009/2009report.html  . Interessante è poi la petizione finale, in cui 31000 scienziati hanno sottoscritto un documento in cui si afferma sostanzialmente che non c'è alcuna evidenza scientifica di una causa umana nell'aumento dell'anidride carbonica e nel riscaldamento del pianeta. Questo contraddice una delle affermazioni spesso ripetute dai fautori del "global warming" secondo cui invece la stragrande maggioranza degli scienziati è d'accordo nell'attribuire alle attività umane la causa dei mutamenti climatici. Ha poi destato molto scalpore la scoperta di uno scambio di email tra due membri dell'IPCC che si accordavano sulla migliore strategia per "taroccare" i dati a loro favore; il fatto che le email siano state in qualche modo sottratte ai due scienziati (tramite l’intercettazione di un hacker, o forse trafugate volontariamente da un  climatologo "pentito") non cambia la gravità delle affermazioni in esse contenute. Si è anche accusato l'IPCC di essere sostanzialmente un'organizzazione politica e non scientifica, e  di godere di cospicui finanziamenti, tanto più forti quanto più forte è l'allarme che viene scatenato sui cambiamenti climatici.
Lo stesso IPCC ha recentemente proposto delle ipotesi molto meno catastrofistiche sull'evoluzione climatica. Intanto qualcuno ha calcolato che l'organizzazione faraonica del vertice di Copenaghen abbia prodotto un'emissione di CO2 e un consumo energetico pari a quello annuale di un paese come il Marocco.
Manco a farlo apposta, in perfetto sincronismo con la fine del vertice si è poi scatenata un'ondata di neve e gelo che ha paralizzato per una settimana tutto l'emisfero settentrionale del pianeta.
Al di fuori del palazzo, un folto gruppo di  manifestanti protestava contro il riscaldamento globale, battendo ritmicamente i denti dal freddo.
Scherzi a parte, il rischio è che le polemiche sul riscaldamento globale facciano dimenticare quelli che sono reali problemi ecologici del nostro tempo: la deforestazione e la distruzione degli ambienti naturali, la crescita della popolazione, che in molti luoghi è ancora incontrollata (e non è un caso che le nazioni che invece hanno adottato da alcuni anni delle politiche severe, a volte pure troppo, in fatto di controllo delle nascite, godano oggi di una notevole crescita economica), l'estinzione di specie rare vegetali e animali,  l'inquinamento di aria, acqua e terra, lo spreco di risorse, la ricerca di fonti energetiche non inquinanti, il rispetto dei diritti umani (che molto spesso va di pari passo con l'aumento del benessere) e così via.
Per completare il quadro, ancora due  link che possono aiutare  il lettore a comprendere meglio il problema: il primo del nostro collega e giornalista UGIS  Bartolomeo Buscema http://www.nerosubianco.info/public/bart/clima_buscema.pdf , che riassume in modo molto chiaro e sintetico  i termini della questione climatica, e il secondo, di Lord Nigel Lawson, che affronta la questione sia dal punto di vista scientifico che economico e politico http://brunoleonimedia.servingfreedom.net/OP/36_Lawson.pdf .
Forse si potrebbe concludere che l'ecologia è una cosa troppo importante per lasciarla in mano agli ecologisti.

Nessun commento:

Posta un commento